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e-borghi travel 10, Cinema e borghi: Calabria, regione-palcoscenico

Tantissimi sono i film girati in Calabria tra i borghi, i paesaggi e l’eco di narrazioni millenarie. Una terra magno-greca, la Calabria, nella quale Normanni, Bizantini, Greci, Romani e Albanesi hanno disegnato la loro presenza e ispirato numerosi generi cinematografici: drammi, commedie, fiction, documentari e spot pubblicitari. Dagli anni del cinema muto le location cinematografiche che hanno punteggiato la regione sono diventate sempre più numerose e hanno creato “itinerari cineturistici” suggestivi, caratterizzati da scenari e  paesaggi esclusivi. Con precise identità culturali di borghi e piccoli paesi e in una narrazione “filmogenica” neorealista ma al di fuori di quel “noir” in cui troppo spesso la Calabria è stata collocata e rappresentata.

Un set di pietre, tra cielo e terra

I panorami biblici di Cutro (Crotone) nel “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, con “le colline che sembrano dune immaginate da Kafka e il tramonto le vela di un rosa sangue”, sono diventate Gerico in quello che si dice sia il “più bel film mai girato su Gesù”. Le famose grotte di Casabona, nella valle del Neto (sempre in provincia di Crotone), sono state invece l’eccellente location de “Il brigante” di Renato Castellani, mentre il fiabesco borgo di Le Castella, così ricco di storia e leggenda, lo è diventato per “L’armata Brancaleone” di Mario Monicelli. Tra le rovine e i resti di pietra di borghi antichi e abbandonati - che in Calabria concorrono sempre alla costruzione della straordinaria bellezza del suo paesaggio – vi sono quelle di Cirella (Cosenza), dove è stato ambientato “L’ultimo re” di Aurelio Grimaldi; e ancora, in quelle incastonate nel cuore dell’Aspromonte dei borghi di Africo e Casalnuovo (Reggio Calabria) ha avuto vita la scenografia per il film “Anime nere” di Francesco Munzi. Infine, nell’area dei Greci di Calabria, Pentedattilo, arroccato su una rupe dalla caratteristica forma di una mano ciclopica con cinque dita, ha fatto da sfondo alla trama della “La lettera” di Luciano Cannito.

I paesaggi del cinema

Nel rapporto personaggio-paesaggio, il cinema calabrese, spesso, è un vero e proprio protagonista, anche spietato. Dal Pollino all’Aspromonte, dai laghi al mare, la natura e il paesaggio della Calabria da sempre rimandano a precise identità non solo culturali ma anche geografiche, in funzione di un'esclusiva cinematografia d’ambientazione. I “Paesaggi della contemplazione”, altrimenti definiti "esperienziali", la Calabria li annovera in un discreto numero di pellicole. Alcuni esempi? Dalla fortunata fiction RAI “Gente di mare”, girata fra Tropea (Vibo Valentia) e Scilla (Reggio Calabria) al film “L’uomo che sognava con le aquile” con Terence Hill ambientata nelle montagne dell’Aspromonte, passando per un’altra famosa fiction RAI, quella di “Artemisia Sánchez” - tratta dall’omonimo romanzo di Santo Gioffré -, interamente girata tra Sibari, Bivongi e Palmi.

Calabria cinematografica

La Calabria, con i suoi mille volti, continua a stupire con incanti e suggestioni, approdando al cinema del terzo millennio proprio come una vera "diva" del grande schermo. I suoi luoghi, da sempre e in tutta la loro magnificenza, si sono prestati alla vecchia e nuova grammatica cinematografica, laddove scenari naturali, città e borghi hanno rappresentato il valore aggiunto per film famosi e importanti. I borghi di Scilla, Palizzi, Diamante, San Giovanni in Fiore, Oriolo, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Riace, Gerace e San Luca, sono infatti riusciti a caratterizzare tante pellicole: "Un ragazzo di Calabria" di Comencini; “L’abbuffata” di Calopresti; “Ili lupo della Sila” di Coletti; le “Nozze di Laura” di Pupi Avati; “Il volo” di Wim Wenders; “L’ultimo padrino” di Marco Risi e “Il brigante Musolino” di Camerini. Reggio Calabria e Gioia Tauro (Reggio Calabria), inoltre, hanno lasciato un forte segno in film impegnati e pluripremiati quali “Il sud è niente” di Fabio Mollo, “Il giudice meschino” di Carlo Carlei, “Asino vola” di Marcello Fonte e “A ciambra” di Jonas Carpignano.

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