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e-borghi travel 12, Marzo 2020: Una fame da lupi!

Gli animali sono nostri maestri. Dal lombrico che fertilizza la terra all’aquila reale che sorveglia i cieli, gli altri animali ci accompagnano. E ci nutrono, non solo il corpo. E allora perché non farsi guidare in questa avventura enogastronomica nei parchi proprio da loro, che in quei territori protetti trovano casa e rifugio? Partiamo da un parco nazionale, quello dell’Arcipelago Toscano, che comprende due santuari per animali, quello internazionale dei cetacei e quello delle farfalle sull’isola d’Elba. Qui il mare offre all’uomo la palamita, erroneamente considerata sottospecie del tonno, pesce generoso dalle mille possibilità che l’uomo sapientemente lavora in cucina. La palamita del mare di Toscana è un prodotto conservato, Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) e Presidio Slow Food: i filetti sono preparati sott’olio con foglie di alloro, pepe e il fondamentale “zenzero”, che all’Elba è il nome del peperoncino! Al Giglio provate il Panficato, una pagnotta bruna e dolce di fichi bagnati nel vino e impastati con frutta a guscio, miele e cioccolato fondente.

Sulle orme dell’orso

Non ce lo dimentichiamo, vero, che in Italia abitano gli orsi? E cosa mangiano questi pelosoni plantigradi? Ma il miele, naturalmente! Il mìel di rasabèch, ossia di rododendro – “l‘albero delle rose” -, può dare a seconda delle specie un miele velenoso o uno delizioso, delicatissimo e quasi trasparente. Come quello che si produce nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martin in Trentino-Alto Adige, regione dove vive l’orso bruno, animale da trecentocinquanta-quattrocente chili. Nel Parco Adamello Brenta, la più vasta area protetta del Trentino, segnaliamo la leggerissima Acqua Minerale Surgiva, la stessa che bevono gli orsi che vi abitano. Sono poco più di una cinquantina in tutto, invece, gli orsi bruni marsicani, una sottospecie più piccolina che un tempo popolava gli appennini fino alla Puglia. Oggi, a causa del bracconaggio e dell’eccessiva caccia, sono rimasti solo nei boschi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Se siete in zona, non perdetevi il torrone di Alvito.

Gatti e gattò

Nel borgo di Alvito si produce questo dolce a base di pasta reale, ossia mandorle tritate finissimamente e cotte con zucchero a bagnomaria  quasi un’intera giornata. «Le mandorle arrivano dalla Sicilia – spiega la signora Virginia, titolare della pasticceria Macioce – Perché? Perché noi facciamo parte del Regno delle Due Sicilie! Il nostro torrone morbidissimo si chiama Ducato di Alvito perché il nostro era un Ducato (feudo del Regno di Napoli, poi confluito nel Regno delle Due Sicilie, n.d.r.)».  E allora visitiamo le terre del Regno! A Lentiscosa (Salerno), borgo sdraiato su un colle affacciato a mare, si produce il Maracuoccio, legume simile al pisello, protetto da Slow Food, con la cui farina si fa una polenta. Siamo nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, e in queste foreste abita il gatto selvatico, felino massiccio e solitario. Parliamo di gatti, nel Regno delle Due Sicilie: e che dire del gattò? Lo si deve alla équipe di cuochi francesi a servizio di Maria Carolina d'Asburgo, moglie di Ferdinando I di Borbone. Un “gateau” rustico di patate schiacciate e farcite con prosciutto, salame, pecorino, provola, fiordilatte, oggi mitico PAT della Campania.

Attenti al lupo!

I lupi sono tornati! Il Wolf Appennine Center si trova nel Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano. Dove potrete gustare molti prodotti tipici, tra cui il vino IGT Val di Magra, fresco e non eccessivamente corposo, che in versione bianca è perfetto con gnocchi o testaroli al pesto e torte di erbette. Provate le etichette dell’azienda agricola biologica La Vigna, che sta recuperando vigneti e uve locali in via d’estinzione. Vini naturali, senza solfiti e con i terreni concimati solo con letame ovino dell'azienda, che alleva allo stato semibrado ovini di razza zerasca. Pecore&lupi… suona il campanello d’allarme! «All’imbrunire con un po’ di pane li facciamo avvicinare alla stalla: il lupo gira di notte – racconta Manolo, che col fratello guida l’azienda – Però ultimamente i piccoli allevamenti, che hanno 10-15 capi, la mattina dopo se ne ritrovano la metà. Il lupo è sceso e a saltare un metro di recinto ci mette un attimo!». Le istituzioni, che dovrebbero finanziare le recinzioni anti-lupo, latitano… L’agnello di Zeri, antichissima razza appenninica, è Presidio Slow Food. Assaggiatelo in spiedino e abbinato a un IGT Val di Magra rosso. Con grande gusto, rispetto e gratitudine. 

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