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e-borghi travel 12, Marzo 2020: Masserano, scrigno biellese

Un prezioso castone di colline verdeggianti attraversate da corsi d’acqua e di scenografiche risaie alternate a fitte brughiere dominate da rade querce abbraccia il borgo di Masserano. Siamo in Piemonte, in provincia di Biella, e le origini del delizioso agglomerato risalgono addirittura al X secolo, mentre il primo documenti ufficiale nel quale compare il nome di "Messerano", sotto la giurisdizione del Vescovo di Vercelli, è del 1141. Se le ipotesi della fondazioni hanno l’accento gutturale delle tribù germaniche, curiosa è l’etimologia del nome, che deriva da “Messer-Hand” che in longobardo significa “mano armata” – la stessa che compare sullo stendardo –  in riferimento probabilmente a un’antica torre di vedetta che doveva servire in difesa del villaggio. E sempre per la difesa del borgo, sono ancora visibili anche i resti della cinta muraria e dell’antica rocca, che narra di quando il vescovo di Vercelli Lodovico Fieschi, nel 1394, ottenne dal papa Bonifacio IX il feudo pontificio per il fratello.

Da feudo a principato 

Come feudo pontificio, Masserano godeva di diversi privilegi, ma ce n’è uno che risale addirittura al 1158 ed è stato concesso dall’imperatore Federico Barbarossa in persona: il diritto di batter moneta! La zecca di Masserano è stata attiva fino al 1690 e, benché abbia coniato soprattutto contraffazioni, le sue monete sono ancora oggi molto ricercate dai collezionisti. Ma torniamo all’affascinante storia del piccolo borgo. Nel 1517 la famiglia assume anche il cognome Ferrero e il feudo (che oltre a Masserano includeva anche Crevacuore e altri territori biellesi) viene elevato a contea da papa Giulio II (1506), a marchesato da Paolo III (1547) e a principato da papa Clemente VIII nel 1598. A causa dei continui soprusi subiti da parte dei Ferrero-Fieschi, tuttavia, nel luglio 1624 la popolazione insorge e assale il castello distruggendolo interamente: il principe Francesco Filiberto è costretto a fuggire, mentre il figlio primogenito viene assassinato. Passato sotto i possedimenti dei Savoia circa un secolo dopo, Masserano viene anche occupato dai francesi nel 1833 prima di essere definitivamente annesso al territorio italiano.

Tra sacro e profano

Il modo migliore di scoprire Masserano è quello di “perdersi” senza fretta tra i suoi vicoli e le sue pittoresche piazzette, passando sotto gli antichi voltoni in pietra, passeggiando lungo i portici, cambiando strada solo per ammirare un balcone fiorito – il paese fa parte dei Comuni Fioriti –  o svoltando al primo angolo attirati da un profumo o da una melodia. In questo piacevole vagabondare si incontreranno sicuramente i monili architettonici che sono il vanto del borgo, a iniziare dalla Reggia dei Principi Ferrero Fieschi, dall’austera facciata e dagli interni sontuosi (si tratta di un vero e proprio tesoro del territorio, al quale dedichiamo un paragrafo a parte); per continuare con la duecentesca chiesa romanica di San Teonesto, la più antica del paese e oggi sconsacrata, e con la Collegiata, risalente al 1486, dagli interni maestosi e imponenti. Infine, anche la chiesa barocca di Santo Spirito non mancherà di attirare l'attenzione con la sua candida facciata e lo svettante campanile.

La Reggia dei Principi: fasti d’altri tempi

Se gli esterni sono sobri e quasi austeri –a eccezione di due affreschi che li ingentiliscono: una meridiana e, sulla torretta centrale, lo stemma di una famiglia che si imparentò con i feudatari –  sono i saloni e le sale che ne scandiscono gli interni a rendere prezioso – e degno di una casata principesca – il Palazzo Ferrero Fieschi: stanze affrescate, soffitti a cassettoni, stucchi di rara fattura e decori a profusione lasciano letteralmente a bocca aperta. Tra le stanze, merita sicuramente un cenno la Sala dello Zodiaco, dai bellissimi affreschi attribuiti a Ercole Procaccini il Giovane e dal monumentale camino in marmo nero, sormontato da bellissimi decori in stucco. Magnifica infine anche la Galleria: lunga 41 metri, vanta una volta a sesto ribassato interamente coperta di splendidi stucchi, probabilmente dell’artista barocco Giovan Luca Corbellino da Lugano, attivo anche nel Castello del Valentino a Torino, con il quale la Reggia di Masserano ha diverse assonanze.  

Non solo arte

Dopo aver visitato Masserano, sempre con i ritmi slow che richiede un territorio vocato al turismo lento e di qualità, ci si può dedicare alla scoperta del territorio circostante, scegliendo tra innumerevoli direttrici: da quella archeologica all’equestre, dall’enogastronomica alla naturalistica. Gli amanti di reperti e fossili non possono non concedersi una passeggiata lungo il greto del rio Osterla, magari accompagnati da una guida locale, per scoprire le testimonianze di quando, circa quattro milioni di anni fa, il territorio masseranese era coperto da un caldo mare tropicale, con insenature, golfi e spiagge. Se, a fine passeggiata, si fa sentire un certo languorino, ci si può rifugiare in una delle accoglienti osterie del paese e assaggiarne i piatti tipici, con il riso come superstar (Carnaroli, Sant’Andrea e Baldo sono le varietà maggiormente coltivate), seguito da brasati, arrosti, formaggi biellesi – buonissimo il ‘macagn’ – e dalla Paletta, un salume locale ricavato dalla spalla del maiale cotta e pepata in abbondanza. Di tutto rispetto anche l’offerta enologica, che schiera il suo alfiere più importante, il Bramaterra, un rosso dalle tonalità granate e dal profumo intenso, ottenuto da uve Nebbiolo e dichiarato DOC già dal 1979.

La natura: tra equitazione e trekking 

Anche gli amanti della natura troveranno escursioni di raro fascino da fare nel territorio masseranese, sia a piedi sia in bicicletta o a cavallo – in zona non mancano maneggi e centri ippici –. Imperdibile è l’incolta Bareggia, uno degli ultimi lembi di “savana europea”, protetta dai confini della Riserva Naturale delle Baragge. Ma anche il lago artificiale delle Piane regala scorci emozionanti, con le sue acque azzurre, provenienti dal fiume Ostola. A una manciata di chilometri da Masserano merita una visita anche la Riserva della Bessa, con le misteriose incisioni rupestri e il giacimento aurifero alluvionale, noto fin dal tempo dei romani, dei quali rimangono i resti di un insediamento minerario. Infine, il biellese è sinonimo di lane e filati pregiati, il cui ambasciatore nel mondo è Ermenegildo Zegna: un’escursione all’Oasi Zegna consentirà un raro mix tra una natura incontaminata ed esuberante, un’interessante visita alla Fondazione di Trivero con il prezioso archivio storico, e una cena gourmet, con abbinamenti originali e uso di erbe e fiori edibili autoctoni al ristorante Bucaneve (nel cuore dell’Oasi) preparata dal famoso chef Giacomo Gallina.

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