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e-borghi travel 19, Novembre 2020: Tra zucche, castagne e Törggelen: colori e sapori nei borghi italiani

Un filo sottile di fumo esce da un camino, l’aria s’impregna dell’aroma di legna buona bruciata, le foglie scricchiolano sotto le scarpe e la nebbia avvolge le colline: novembre, inizia lo spettacolo dell’autunno, la stagione più poetica dell’anno. Vino, castagne e zucca sono i suoi prodotti di riferimento, un trio perfetto meritevole di denominazioni Doc e Igp: è il momento in cui matura la castagna di Vallerano Dop, che cresce sui terreni di origine vulcanica della provincia di Viterbo, nella zona cosiddetta della Tuscia, tra castelli, borghi e terme spesso poco conosciuti, nonostante la presenza di luoghi incredibili come il Parco dei Mostri di Bomarzo. Un poco più a nord c’è la castagna del Monte Amiata Igp, tra le provincie di Siena e Grosseto, e proseguendo arriviamo a Cuneo, patria dell’omonima castagna: ci fermiamo? No, perché il richiamo stavolta arriva da est, dai borghi di montagna dell’Alto Adige, dove in autunno le castagne fanno compagnia al primo vino raccolto, unendosi in una tradizione molto particolare.

La quinta stagione

In America lo chiamano foliage: è lo spettacolo variopinto offerto dalle foglie in autunno, quando dal verde brillante passano all’arancio, al giallo, al rosso scarlatto. In Alto Adige c’è un termine altrettanto significativo legato all’autunno: è il Törggelen, usanza secolare che tra la fine di ottobre e l’inizio dell’Avvento celebra la fine della vendemmia e la maturazione delle castagne. Un periodo breve al quale ci si riferisce come “la quinta stagione”: nei paesi di montagna della Val D’Isarco, da Novacella a Naz-Sciaves, da Velturno a Chiusa, fino a Barbiano e Laion, si passeggia tra vigneti e castagneti per poi fermarsi nelle osterie contadine per gustare le castagne, qui chiamate “Keschtn”, vino novello, mosto d’uva, speck, canederli, salsiccia e crauti, zuppa d’orzo. È il momento giusto per trovarsi a Caldaro e percorrere il Sentiero del Vino. Lungo il cammino si incontrano “confini” contrassegnati da soglie bianche inserite nel terreno, che indicano i nomi storici dei vigneti: Keil, Ölleiten, Vial, Prunar, Puntara, Palurisch, Salt e Plantaditsch.

Il vino novello

L’amore per il vino novello, del resto, unisce l’Italia: a novembre, nei giorni dedicati a San Martino, sono diversi i territori che organizzano celebrazioni, feste e rievocazioni legate alla fine della vendemmia, in un itinerario che mescola enogastronomia, cultura e arte. Bardolino, sulla sponda veneta del Lago di Garda, vanta il primo vino novello italiano ad aver ricevuto la certificazione Doc nel 1987. Non è un caso che una delle sue attrazioni turistiche, oltre al lungolago e alla sua atmosfera veneziana, sia proprio il Museo del Vino, in località Costabella. A Leverano, borgo pugliese adagiato tra vigneti e oliveti in provincia di Lecce che trova sbocco naturale nel mare a Porto Cesareo, il centro storico ogni novembre si trasforma in una grande festa all’aperto, dove protagonista è il vino novello. Tra un calice e l’altro si passeggia tra le sue numerose chiese, la Torre Federiciana voluta da Federico II di Svevia per tenere sotto controllo la costa ionica, e la Torre dell’Orologio, passando tra case basse e stradine di basolato.

Una, cento, mille zucche

Mantovana, piacentina, violina di Ferrara, napoletana lunga, beretta veneta, muscat, marina di Chioggia e quella cosiddetta d’Albenga: non c’è autunno senza la zucca nel piatto. In Italia le varianti di zucca sono tante quanto i campanili e ciascuna è protagonista indiscussa di piatti tipici. In Toscana, nella zona del Valdarno, troviamo la zucca lardaia, prelibato prodotto tipico: la preparazione tradizionale la vuole fritta e poi condita con salsa di pomodoro ma molti ristoranti la propongono nel risotto. È un buon compromesso tra gusto e leggerezza, il carburante migliore per girovagare tra i tanti borghi di questa zona del centro Italia dove Toscana, Lazio e Umbria si toccano. A partire dalle città etrusche per eccellenza: Arezzo con le sue chiese, i monasteri e le pievi, Cortona con le sue ville e il Parco Archeologico, Chiusi, borgo Bandiera Arancione a due passi da Montepulciano, e Orvieto, con il suo duomo capolavoro di architettura gotica, i palazzi e il celebre pozzo di San Patrizio.   

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