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e-borghi travel 21, Gennaio-Febbraio 2021: Arazzo reatino

Intervista a Maurizio Aluffi, presidente Gal "Vette Reatine"

Quanto è importante per il Gal Vette Reatine raccontarsi su una rivista come e-borghi travel?

«Per una realtà come il Gal “Vette Reatine”, soprattutto per il contesto territoriale in cui opera, è di vitale importanza alimentare una “vetrina” comunicativa che sappia dare risalto alle bellezze del territorio, alle sue potenzialità ricettive ed economiche. L’obiettivo del Gal “Vette Reatine” è quello di porre alla ribalta nazionale - e se vogliamo anche internazionale - i numerosi aspetti di una area della provincia reatina ricca di storia e di tradizioni. Una rivista come e-borghi travel, unitamente al network collegato, contribuisce sicuramente a far conoscere il Gal “Vette Reatine” e il contesto in cui opera».

Quali sono stati i principali progetti che avete avviato sul territorio in quattro anni di attività?

«Il Gal “Vette Reatine” è nato il 22 aprile 2016 a seguito degli incontri organizzati con la cittadinanza di ogni comune aderente, finalizzati a capire quali fossero le esigenze primarie degli operatori economici e degli amministratori locali. Il Gal “Vette Reatine” è nato con il Piano di Sviluppo Locale, approvato con Determinazione della Regione Lazio N. G13841 del 31/10/2018. Dopo una serie di peripezie dovute a lungaggini burocratiche e ai noti eventi catastrofici legati al terremoto del 2016 e 2017, l’attività del Gal ha preso avvio realmente nel 2019. A oggi abbiamo impegnato 558.898,06 euro dei quattro milioni disponibili».

Quali sono i punti di forza del Gal?

«Diciassette comuni e otto soggetti privati danno la dimensione di un territorio tanto ampio quanto scarsamente popolato. L’essere riusciti a condividere un percorso ambizioso e fortemente partecipato è già di per sé un punto di forza. Il Gal “Vette Reatine” può contare su un Cda composto da cinque consiglieri, che voglio ringraziare per l’impegno e la professionalità con cui ha condiviso questo progetto. Spirito di appartenenza, voglia di fare, obiettivi precisi e condivisi; questi sono i punti di forza del Gal “Vette Reatine”».

Qual è il valore aggiunto del vostro territorio a livello turistico, culturale e ambientale rispetto ad altre aree italiane?

«Ho accettato di guidare il Gal “Vette Reatine” perché sono innamorato di questo territorio. Pur non risiedendo in nessuno dei comuni del Gal, mi sento un “cittadino” di quest’area della provincia reatina. Un territorio per lo più montano, dai contorni aspri e forse per questo ancora più affascinante. Ho sempre creduto nello sviluppo locale e continuo a crederci, convinto che l’oggi e il domani siano legati a questo come fattore essenziale per avere una trasformazione reale del nostro sistema economico e sociale. Ogni realtà ha una sua storia, qui ho scoperto prodotti di eccellenza, antiche tradizioni enogastronomiche, una storia millenaria che ritroviamo in tanti monumenti disseminati in tutto il territorio che unisce una terra che parte da Greccio e giunge fino ad Amatrice. Una natura incontaminata, distese interminabili di boschi e foreste, laghi e sorgenti, una microeconomia che resiste. Potrei stilare un elenco interminabile di motivi per cui vale la pena visitare questi luoghi, non lo faccio per non fare torto a nessuno. Filo conduttore del territorio del Gal è la Salaria, via che originariamente univa, attraverso le impervie montagne e le scure gole appenniniche, l’abitato di Rieti a Porto d'Ascoli e che deve il proprio nome all'utilizzo che se ne faceva sin dall'antichità. L'Alta Valle del Velino è stata una strategica terra di passaggio per i Romani e ha dato i natali all'Imperatore Tito Flavio Vespasiano che qui amava dimorare e trascorrere riposi termali.  Nel Medioevo è stata contesa nelle lotte espansionistiche e ha avuto il ruolo di importante terra di confine, dominando i passaggi obbligati per Roma, verso il mare, le vette dell’Aquilano o in direzione del Ducato di Spoleto, è stata partecipe di rilevanti avvenimenti religiosi e scenario di determinanti battaglie del Risorgimento italiano. Di tutto questo è oggi possibile ammirare le testimonianze artistico-monumentali sopravvissute nel tempo, meritevoli di una riscoperta. Il nostro è un territorio da amare per la bellezza del paesaggio che cambia a seconda delle stagioni: dai mille colori della primavera al verde dell’estate, dal rosso-oro dell’autunno al quieto candore dell’inverno. È un territorio che con attenta cura accoglie i propri visitatori, li coccola e li vizia con i suoi prodotti tipici, li appaga con remote tradizioni enogastronomiche e li soddisfa con il buon vivere».

Attività artigianali e specialità enogastronomiche: quali sono i prodotti che spiccano, tutti a beneficio – anche – di turisti che apprezzano l’unicità territoriale?

«I territori del Gal “Vette Reatine” sono da sempre stati caratterizzati da un profondo isolamento geografico che ha fatto in modo che si sviluppasse una cucina basata unicamente su prodotti locali, spontaneamente offerti dalla natura o frutto del duro lavoro negli impervi campi montani. Nelle case e nei ristoranti tipici è imperativo cucinare "secondo tradizione", così ritroviamo tagliatelle, pappardelle, cannelloni, stracci e ravioli; oppure pasta ad acqua e farina rigorosamente fatta a mano. Sono poi i condimenti come i funghi porcini, i galletti, gli ovuli e i tartufi come gli scorzoni e il nero pregiato, offerti dai vicini boschi, a essere i veri protagonisti dei piatti. La storica tradizione degli allevamenti allo stato brado di ovini, suini e bovini, ha portato alla nascita di prodotti di straordinario livello qualitativo, alcuni dei quali di grande rilevanza storica, come il guanciale amatriciano, espressione della celebre località. Il sapore originale di questo salume è determinante per la preparazione di grandi piatti della tradizione, come la “gricia” e l’“amatriciana”. Meno conosciuti, ma non di minor pregio, sono le sapide carni del vitellone bianco dell’Appennino centrale, provenienti esclusivamente da bovini di razza Chianina, Marchigiana e Romagnola, di età compresa tra i dodici e i ventiquattro mesi e le dolci carni dell’agnello del centro Italia, ottenute con ovini poco più “avanti in età”, alimentati esclusivamente con latte, foraggi e una minima parte di granaglie. La preferenza territoriale per i prodotti a base di carne si riflette anche nella preparazione dei suoi salumi tipici, come il prosciutto amatriciano Igp o della mortadella, sempre di Amatrice. Le peculiari caratteristiche oroidrografiche del territorio riservano un’inaspettata prelibatezza conosciuta fin dall’epoca romana. Nel libro “De pesci romani” Monsignor Paolo Giovio esalta le caratteristiche qualitative della trota di Rieti, che vive nelle acque cristalline e gelide che solcano l’incontaminata Valle dell’alto Velino e si alimentano grazie alle sorgenti del Peschiera, tra le più grandi d’Europa. Le pregiate carni della trota, magre, dal gusto delicato, sono fonte d’ispirazione per i ristoratori locali che, rielaborando antiche ricette, propongono rivisitazioni accattivanti come quelle in crosta di patate di Leonessa o quella con i marroni antrodocani».

A quali iniziative state lavorando per promuovere fattivamente il turismo sostenibile?

«La linea strategica sposata dal Gal “Vette Reatine” intende promuovere lo sviluppo complessivo del turismo sostenibile mediante il sostegno a iniziative volte alla realizzazione, al miglioramento e all’adeguamento di infrastrutture turistico-ricreative: un’ottiva a favore del turismo rurale, tesa al miglioramento e all’adeguamento della ricettività e dell’ospitalità nelle aree rurali. Stiamo poi lavorando alla qualificazione e alla valorizzazione delle risorse specifiche del territorio: tutela paesaggistica attraverso il recupero del patrimonio edilizio rurale e diversificazione dei redditi delle aziende agricole attraverso la creazione, il potenziamento, la qualificazione di attività agrituristiche e di diversificazione di quelle agricole».

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