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e-borghi travel 27, Agosto-Settembre 2021: Lazio, scoperta senza fine

Viaggiare da pellegrino, seguendo i sentieri lontani dalle strade principali, lasciandosi sedurre da una chiesa, un’abbazia, uno scorcio panoramico inaspettato. Ma sempre immersi nel paesaggio naturale. Il Lazio è terra di cammini, di strade battute da secoli, se non da millenni, e per questo collaudate, sicure, segnalate. Strade da percorrere a piedi, dove tornare ad assaporare la bellezza dell’incedere con lentezza, del misurarsi con obiettivi lontani, persino lontanissimi. Il turista che voglia sperimentare queste sensazioni ha solo l’imbarazzo della scelta. C’è la Via Francigena, che da Canterbury arrivava fino a Roma per proseguire fino alla Terra Santa, ma anche i percorsi sulle tracce di san Benedetto e di san Francesco, o il suggestivo tracciato della Via Amerina, che in origine collegava Veio all’Umbria. Infine un percorso dell’antichità, ma non meno sacro: la Rotta di Enea, per scoprire le radici della storia di Roma. Percorsi che riemergono dal passato e che oggi sono il motore di sviluppo di un turismo lento, rispettoso del territorio, che sa apprezzare lo straordinario dietro le piccole cose.

Francigena del nord, da Proceno ad Acquapendente

Il primo tratto laziale della Via Francigena, quello che dal viterbese arriva fino a Roma, è uno dei più spettacolari di tutto il tracciato. Qui il percorso segue l’antica Via Cassia inoltrandosi nella Tuscia più autentica, tra borghi arroccati su speroni tufacei, riserve naturali e dolci colline dove lo sguardo spazia a perdita d’occhio. Proceno è il primo borgo fortificato in cui i pellegrini si imbattevano varcando il confine con lo Stato Pontificio: dominato dall’antico castello che svetta tra i tetti delle case, il borgo offre uno scorcio mozzafiato sulla Riserva naturale di Monte Rufeno e sul Monte Amiata. Il percorso successivo ha invece come tappa Acquapendente con la cattedrale del Santo Sepolcro nella cui cripta romanica, all’interno di una foresta di 24 colonne, si nasconde un sacello identico a quello della Basilica di Gerusalemme che, secondo la tradizione, conserva le pietre con il sangue di Cristo. Da non perdere, nei dintorni, il Museo del Fiore, il Museo nella Riserva Naturale del Monte Rufeno e il bellissimo borgo di Torre Alfina, con il suo castello merlato ricco di misteri.

Da Bolsena a Viterbo, nel cuore della Tuscia

Dopo aver lasciato Acquapendente, il percorso della Francigena continua lambendo a est il suggestivo Lago di Bolsena. Scesi nel cratere vulcanico, è possibile imboccare piacevoli strade sterrate, che in un continuo saliscendi tra uliveti, prati e boschi, conducono fino a Bolsena, borgo noto come la “Città del Miracolo eucaristico”. A caratterizzarlo è un tessuto urbanistico di impianto medievale dominato dal profilo massiccio della Rocca Monaldeschi. Continuando a percorrere l’antico basolato della Via Cassia verso sud, ecco il caratteristico centro fortificato di Montefiascone, da cui si può godere un altro scorcio incantevole del Lago di Bolsena; e, più oltre, Viterbo, capoluogo della Tuscia. Il suo monumento simbolo, il magnifico palazzo dei Papi, rappresenta solo la punta dell’iceberg di un patrimonio inestimabile racchiuso dentro le sue possenti mura merlate. Viterbo, non bisogna dimenticarlo, è anche ricchissima di fonti termali apprezzate fin dall’antichità. Quelle più famose sono le Terme dei Papi, ma, oltre alle strutture a pagamento, nei dintorni ci si può rilassare nelle Terme del Bullicame o nelle Piscine Carletti, ad accesso libero.

Sutri e Isola Farnese, in viaggio verso Roma

Da Viterbo è la Strada del Signorino, scenografica via etrusca scavata tra pareti di tufo alte oltre dieci metri, a portare fino a Vetralla e da qui a Sutri, dove tante e affascinanti sono le testimonianze del passato. Questo borgo della Tuscia, infatti, conserva un anfiteatro romano scolpito nel tufo, una necropoli etrusca, un mitreo antico inglobato nella chiesa della Madonna del Parto - anch’essa completamente scavata nella roccia - e la magnifica concattedrale di Santa Maria Assunta. Proseguendo verso sud, si arriva a Isola Farnese, grazioso borgo sulla Via Cassia, che di fatto rappresenta la porta d’ingresso della Francigena nel territorio dell’Urbe. Immersa completamente nel Parco di Veio, l’insula sorge su una rocca tufacea circondata da un fosso, mentre dentro le mura si erge un castello che nel Cinquecento venne acquistato dalla famiglia Farnese, da cui prese il nome. Il borgo ha anche una bellissima chiesa dedicata a San Pancrazio, ma la vera sorpresa si trova nelle vicinanze, nell’area archeologica di Veio: la meravigliosa cascata della Mola a forma di ferro di cavallo.

Via Francigena del sud, nel cuore dei Castelli Romani

Anche i Castelli Romani sono attraversati dalla Francigena del sud, da quel tracciato che si irradia dalla Capitale fino a Brindisi, attraverso le grandi vie consolari Appia o Latina-Prenestina, per arrivare fino a Gerusalemme. La direttrice che raggiunge i borghi del cosiddetto Latium Vetus, rifugio dorato di papi e nobili, prende avvio dal primo tratto del Parco dell’Appia Antica, vale a dire da Porta San Sebastiano alla chiesa di San Nicola. Una porzione di grande fascino, percorribile a piedi o in bicicletta, che si estende per oltre sei chilometri lungo le antiche vestigia dell’Urbe fino a una campagna aperta verso insospettabili pascoli e boschi. Di lì la Francigena penetra nel cuore del Parco Regionale dei Castelli Romani, collega due laghi vulcanici - quello di Albano e quello di Nemi -, inanellando borghi incantevoli come Albano Laziale, Castel Gandolfo, Nemi, Rocca di Papa, Velletri, Lariano. Borghi resi magnifici dai papi e dalle famiglie nobili romane, che qui eressero eleganti residenze di villeggiatura.

Fossanova e Valvisciolo, la semplice grandiosità delle abbazie

La provincia di Latina vanta un gran numero di abbazie e luoghi di culto, venerati dai pellegrini che percorrevano le strade della Francigena del Sud. Nei circa venti chilometri che separano Cori a Sermoneta - due bellissimi borghi di collina con i Monti Lepini sullo sfondo - sono almeno due le mete da non perdere se si è in cerca di pace e tranquillità. Il primo indirizzo, è la splendida abbazia di Fossanova, situata all’interno del comune di Priverno, dedicata a Santa Maria. Una struttura dalla geometria perfetta, monumento nazionale dal 1874. La seconda è l’abbazia di Valvisciolo nel territorio di Sermoneta, proprio ai piedi del Monte Corvino. Entrambe in stile Gotico cistercense, famoso per la sua essenzialità, queste abbazie dalla severità grandiosa sono l’emblema del perfetto connubio tra natura e spiritualità. Maestose ma prive di sfarzo. Solenni ma accessibili, testimonianza di una religiosità antica, dedita alla preghiera e lontana dalle cose mondane.

Terracina, la Francigena che incontra il mare

È il mare il protagonista di questo ultimo tratto della Francigena del sud, che unisce Terracina a Formia. È il mare della Riviera di Ulisse, quel tratto di costa della provincia di Latina dove è approdato l’eroe dell’Odissea. Un panorama da sogno che conserva tracce di storia antica e grandiosi siti archeologici. Uno di questi è il tempio di Giove Anxur - fanciullo -, eretto sul Monte Sant’Angelo, che si consiglia di raggiungere a piedi per scorgere dall’alto il panorama mozzafiato sulla Pianura Pontina e sul Circeo. Ma anche nel centro di Terracina si conservano molte testimonianze del passato romano e preromano di questa città. La grande spianata del Foro Emiliano, su cui si affaccia la cattedrale romanica di San Cesario, è attraversata da un tratto dell’antica Via Appia, con i resti di un colonnato e del teatro di Silla. Mentre è nel percorso da Itri a Fondi della Francigena che è possibile passeggiare sul basolato originario della Regina Viarum: un tratto di tre chilometri completamente immerso nella macchia mediterranea del Parco Naturale Regionale dei Monti Aurunci.

Cammino di San Benedetto, da Leonessa a Subiaco

Quasi duecento chilometri da Leonessa, nel Reatino, fino a Cassino, nella Valle del Liri. La parte laziale del Cammino di San Benedetto è un percorso che attraversa quasi longitudinalmente la regione, mettendo in connessione i luoghi che hanno visto il passaggio del patrono d’Europa: dal suo arrivo a Roma dalla nativa Norcia, all’eremitaggio nelle valli più sperdute.  Si parte dai borghi di Leonessa e Poggio Bustone, si attraversa Rieti e da qui si prosegue fino a Belmonte in Sabina e a Rocca Sinibalda, dominata da un castello a forma di aquila e, ancora, verso la bellissima Castel di Tora, che si allunga sulle rive del lago artificiale del Turano. Una delle tappe più affascinanti, però, è quella che porta al grandioso monastero di Subiaco, nella Valle dell’Aniene. Il giovane Benedetto si stabilisce qui sul finire del V secolo, dopo essere fuggito dalla Roma corrotta, dove era arrivato per studiare. Medita per alcuni anni in solitudine in un sacrum specum, primo nucleo di quel monastero mimetizzato nella roccia, che Petrarca definì la “soglia del Paradiso”.

Arpino e Roccasecca, nel cuore della Ciociaria

Lasciati alle spalle Subiaco e Trevi nel Lazio, il Cammino di San Benedetto si immerge nelle bellezze della Ciociaria. Siamo a pochi chilometri da Frosinone, in un territorio che regala sorprese artistiche e naturali inaspettate. Ne è un esempio il borgo medievale di Collepardo con la maestosa certosa di Trisulti, che si erge in mezzo ai boschi secolari della Selva d’Ecio. Ma anche l’accogliente centro storico di Arpino, dove si viene accolti dalla statua di Cicerone, nato qui nel 106 a. C. Il borgo è un dedalo di strade strette collegate da scalinate, ma è in alto, nella parte denominata Civita Vecchia, che si trova l’acropoli, raggiungibile inerpicandosi sulla Montagna Sacra, con la straordinaria porta a sesto acuto, la Torre di Cicerone e le mura ciclopiche. In splendida posizione panoramica sulla Valle del Liri, troviamo invece Roccasecca, che colpisce per il complesso fortificato medievale con i resti della rocca dei conti d’Aquino, dove san Tommaso vide la luce.  Un’altura da cui ammirare un magnifico panorama a 360 gradi sulle valli sottostanti.

Montecassino, alla fine del Cammino di San Benedetto

È il 525 d.C. quando a seguito dell’ennesimo tentativo di avvelenamento, san Benedetto lascia Subiaco per dirigersi a sud, verso la Valle del Liri. Nel luogo dove era stata eretta un’antica torre e un tempio dedicato ad Apollo, il santo fonda il monastero di Montecassino e detta i principi di quella Regola che resterà alla base del nuovo spirito monastico. In quest’angolo sperduto del Lazio, termine ultimo del Cammino di San Benedetto, rimase fino alla morte, ricevendo l’omaggio di fedeli in pellegrinaggio, ma anche di alcune personalità come Totila, re degli Ostrogoti, che, si racconta, venne ammonito dal monaco. Nell’abbazia, sotto l’altare maggiore della basilica, sono conservate le spoglie mortali del santo, insieme a quelle di santa Scolastica. Il sito ha sempre saputo resistere e rinascere nonostante le distruzioni. L’ultima quella causata dai bombardamenti degli Alleati, che nel 1944 rasero al suolo Cassino e la sua abbazia. Evento a cui seguì il recupero dei materiali dalle macerie e la ricostruzione che è riuscita a riportare il complesso alla bellezza delle origini.

Cammino di San Francesco, sulle orme del misticismo cristiano

San Francesco è stato un camminatore instancabile. E il Cammino che porta il suo nome è un percorso di interesse storico e naturalistico che ripercorre le orme da lui lasciate in Umbria e nel Lazio. A Rieti è ad esempio possibile visitare il palazzo Papale e l’Oratorio, dove il poverello d’Assisi donò il proprio mantello a una donna povera. Ma è nella natura affascinante della Valle di Rieti, ribattezzata dopo il suo passaggio Valle Santa, che il santo trovò gli stimoli e le sensazioni per compiere tre gesti fondamentali della sua vita spirituale: nel 1223, durante la notte di Natale, mise in scena a Greccio il primo Presepio della Cristianità, lo stesso anno scrisse la Regola dell’Ordine che da lui trasse il nome e, poco più tardi, il celeberrimo “Cantico dei Cantici”. Sulle colline ai margini della conca reatina, disposti a forma di croce, il santo fondò anche i quattro santuari francescani arroccati sulle rocce: il santuario di Greccio, il santuario di Fonte Colombo, il santuario di Santa Maria della Foresta e il santuario di Poggio Bustone.

Rivodutri, il faggio di San Francesco

Non solo chiese e santuari. Nello straordinario percorso sulle tracce di Francesco, è anche la natura a evocare la figura del santo, protagonista di storie e leggende che non trovano riscontro nell’agiografia ufficiale. Una di queste è legata al faggio secolare dichiarato Monumento Naturale, che è parte integrande del Cammino a lui dedicato. Ci troviamo a Cepparo, piccola frazione di Rivodutri, in provincia di Rieti, e qui la saggezza popolare ha trovato il modo di spiegare la forma straordinariamente contorta dell’albero che, si dice, piegò i rami per proteggere Francesco sorpreso da un temporale. La tradizione locale associa a questo luogo, allora passaggio obbligato per arrivare nella zona di Rieti, anche un altro episodio, questa volta buffo. Accanto all’albero si trova un sasso oggetto di venerazione, che riporterebbe l’impronta che venne lasciata dal poverello d’Assisi quando chiese al suo asino di togliersi i ferri e questo, incredibilmente, obbedì. Poco distante, è visitabile la chiesetta di San Francesco al Faggio, nata dalla restaurazione di un antico casale risalente al XVIII secolo.

Monteleone e Poggio San Lorenzo, alla scoperta della Sabina

A piedi, a cavallo, in mountain bike. Non importa quale mezzo si scelga per scoprire i sentieri sulle tracce di san Francesco, che fondono spiritualità, natura e archeologia. Uno dei tratti più interessanti da questo punto di vista è quello che da Poggio Moiano arriva al Monteleone Sabino, edificato sulle rovine della città sabina di Trebula Mutuesca. L’area di maggiore importanza, raggiungibile con una breve passeggiata dal borgo, è il santuario di Santa Vittoria, gioiello romanico che il verde della campagna ha conservato meravigliosamente intatto. A questo sito è legata la leggenda di Santa Vittoria, che riuscì con la sola forza della fede a cacciare un terribile drago e a convertire in massa la popolazione di Trebula. Una sosta doverosa va poi dedicata a Poggio San Lorenzo con la bella parrocchiale di San Lorenzo e il Frantoio Oleario, per poi lasciarsi emozionare, nei pressi della frazione di Valle Gemma, dalle Terme dell’Imperatore Tito e dal Leccio secolare che la popolazione considera il più grande d’Europa.

Via Amerina, strada traboccante di storia

Di tutte le strade del Lazio, la via Amerina è forse la meno conosciuta, ma non per questo la meno suggestiva, anzi. Nacque inizialmente come collegamento tra la città etrusca di Veio e Ameria, l’attuale Amelia, e oggi più di allora, lungo un tratto di appena sessanta chilometri, riesce a catapultare il visitatore in un paesaggio quasi incantato attraverso speroni di tufo, boschi, torri, castelli e vestigia di epoca preromana. Uno dei borghi più famosi toccati da questo tracciato è Castel Sant’Elia, in provincia di Viterbo, che vanta una straordinaria familiarità con il cinema. Soprattutto la basilica di Sant’Elia, che compare già nel Decameron di Pasolini e, in epoca più recente, in pellicole come “Ma quando arrivano le ragazze?” di Avati o “Tutti i santi giorni” di Virzì. Proseguendo verso nord, si raggiunge il caratteristico borgo di Civita Castellana, ricco di necropoli e santuari. Appollaiato sopra un alto pianoro tufaceo, troviamo invece Gallese, con la sua poderosa cinta muraria e il palazzo Ducale; più avanti il castello Orsini di Vasanello, che si erge all’ingresso del bordo omonimo.

La Rotta di Enea, tra mito e realtà

Per conoscere l’origine di Roma bisogna allontanarsene un poco. La storia più antica, quella nella quale mito e storia si fondono in un intreccio indissolubile, conduce infatti nella costa tirrenica a sud della Capitale, in quei luoghi dove Enea in fuga da Troia in fiamme approdò portando con sé il figlio Ascanio e il padre Anchise. Nel Lazio l’eroe virgiliano arrivò infatti al termine di quel lunghissimo peregrinare che dall’Asia minore lo aveva visto toccare le coste di Grecia, Africa e Italia meridionale. Quel viaggio mitico raccontato nell’Eneide, oggi diventato un itinerario fisico certificato dal Consiglio d’Europa, noto come la Rotta di Enea. Un percorso tra storia e leggenda, il cui il capitolo finale è scritto proprio nel Lazio, quando l’eroe sbarca nelle spiagge del Tirreno per fondare prima Gaeta e poi, superato al largo il promontorio Circeo, l’antica Lavinium. Sito archeologico tra Pomezia e Pratica di Mare, all’origine della fondazione di Roma.

Gaeta, primo approdo laziale di Enea

Uno sperone roccioso proteso verso il mare Tirreno e un borgo marinaro ricco di attrattive che vanta spiagge, due castelli, un santuario e prodotti gastronomici di eccellenza come le sue olive. Gaeta, in provincia di Latina, è una gemma adagiata sulla Costa di Ulisse, celebrata in ogni tempo per la bellezza dei suoi panorami, il susseguirsi di spiagge meravigliose e la mitezza del clima. Virgilio fa discendere il nome del borgo dalla nutrice di Enea, Caieta, che qui fu sepolta dando vita a un toponimo costiero che ne perpetua la memoria. Ma se l’origine di questo borgo affonda nel mito, è un dato di fatto che Caieta fu un sobborgo residenziale ambitissimo e un porto del municipium della vicina Formia. I patrizi romani e i membri della famiglia imperiale la scelsero per edificarvi quelle fastose ville che punteggiano le insenature e i cui resti sono in parte visibili. Uno dei luoghi da non perdere è la Montagna Spaccata con il santuario della Santissima Trinità costruito nella roccia dai monaci benedettini e la Grotta del Turco.

L’antica Lavinium, all’origine della storia di Roma

L’ultima tappa del viaggio di Enea porta nella campagna a sud di Roma, in un sito archeologico che fino agli anni Cinquanta era ancora sconosciuto e che da allora ha visto cimentarsi generazioni di studiosi. Ci troviamo a Pratica di Mare, un piccolo borgo del comune di Pomezia, dove il castello fortificato dei Borghese, è stato edificato proprio sull’acropoli dell’antica città di Lavinium. L’eroe virgiliano scelse questa collinetta poco lontano dalle foci del Tevere - che non coincidono con quelle attuali, più a nord - per fondarvi la sua città, venerata dai latini e poi dai romani. Il luogo più suggestivo di questo sito si trova poco discosto dal castello, in direzione del mare, ed è una vasta area di sepoltura che comprende quello che è identificato come l’Heroon di Enea e il santuario con 13 altari in tufo. Un sito caro ai latini la cui sacralità riemerge prorompente se visitato al tramonto, quando i raggi del sole inondano le are. I resti delle sculture votive di quest’area, tra cui una bellissima Minerva Tritonia, i corredi funebri e le ceramiche di origine greca sono invece conservati a poca distanza nel Museo Civico Archeologico Lavinium, altra tappa imprescindibile.

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