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e-borghi travel 28, Ottobre 2021: Barcis, sfumature specchiate

Un incantevole borgo di montagna adagiato sulle sponde di un lago dalle acque verdi e splendenti come lo smeraldo. E una quinta di rilievi ammantati di boschi, dietro ai quali svettano cime più alte e aspre, queste cosparse di neve. Siamo abituati a vedere paesaggi dipinti di ogni sorta, ma capita più raramente di ammirare scorci che sembrano scaturiti dalla fantasia di un artista, all’apparenza troppo perfetti per essere veri. Uno di questi è Barcis, un accogliente borgo del pordenonese incastonato tra le Dolomiti Friulane Patrimonio Unesco e il Lago Aprilis, meglio noto come Lago di Barcis. Un tranquillo borgo a 402 metri di altezza nel cuore della Valcellina, immerso in una natura meravigliosa e incontaminata che, proprio in autunno, si tinge di colori caldi e vivaci. Il giallo dei raggi del sole ancora tiepidi, l’arancio e il viola dei boschi, il verde smeraldo del lago che si contamina con il rosso dei tramonti infuocati: questo è l’autunno di Barcis tutto da scoprire.

Alle radici della storia

Alcuni fanno derivare il nome Barcis dal celtico “barc”, che significa capanna o abitazione, altri dal provenzale "bacis", ossia bacino, con riferimento alla caratteristica forma a conca del territorio. L’insediamento umano è documentato fin dall’VIII secolo, ma per molto tempo Barcis è stato un tranquillo borgo di montagna, protetto da invalicabili spalti rocciosi. La storia più tumultuosa iniziò invece nel Seicento, quando il borgo fu distrutto per la prima volta da un incendio, e una seconda volta durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la Valcellina divenne teatro degli scontri tra partigiani e tedeschi e Barcis fu data alle fiamme per rappresaglia. Uno degli edifici più importanti dal punto di vista storico è il maestoso Palazzo Centi, risalente al XVII secolo. Nel cuore del centro sorge invece la parrocchia di San Giovanni Battista con il suo campanile svettante sulle case, mentre fuori dall’abitato si possono ammirare i suggestivi resti della cappella di San Daniele del Monte, distrutta da un fulmine.

Tra lago e boschi

Il territorio attorno al borgo di Barcis regala soprattutto in autunno un caleidoscopio di colori meravigliosi e cangianti, che variano dal rame all’oro, dal rosso al violaceo. Sono i colori di una natura generosa e vitale che, prima dell’arrivo del grande freddo, concede ancora giornate miti, ideali per scoprire i sentieri che si sviluppano attorno al Lago di Barcis. Un bacino artificiale creato dalla mano dell’uomo negli anni Cinquanta per la produzione di energia idroelettrica e diventato oggi meta ideale per praticare sport acquatici come windsurf, kajak, motonautica, vela o pesca. O più semplicemente per passeggiare a piedi o in bicicletta lungo i sentieri panoramici lungolago, fare pic-nic nelle aree attrezzate o bagni di sole sulle rive, lasciandosi rinfrancare dallo spettacolo cangiante dell’acqua. Ma sentieri affascinanti sono anche quelli che si addentrano nella Foresta del Prescudin, una piccola oasi di tranquillità a pochi chilometri dal borgo, che proprio in autunno si accende di splendide sfumature ocra e porpora.

Sentieri tra acqua, rocce e cielo

Immaginate il crepitio delle foglie secche sotto le suole delle scarpe, il silenzio del bosco e il sole che penetra tra i rami dei faggi e degli abeti. E vicino l’acqua cristallina e immobile del Lago di Barcis. Lo spettacolo è quello del Sentiero del Dint, che soprattutto in autunno regala emozioni e scorci meravigliosi sulle Dolomiti pordenonesi patrimonio Unesco. Si tratta di un sentiero adatto a tutti che parte dal centro visite della Riserva Naturale Forra del Cellina, toccando punti panoramici unici come lo Skywalk del Dint, una passerella metallica affacciata nel vuoto i cui ultimi metri in vetro danno la sensazione di librarsi sul lago. Da non perdere l’itinerario della Vecchia Strada della Valcellina, con il ponte tibetano sulla Forra del Cellina, un incredibile canyon scavato in milioni di anni dalle acque azzurrissime del torrente Cellina, e il trenino turistico che si fa largo tra le impervie pareti rocciose, ricordando come un tempo fosse questo l’unico collegamento tra la valle e la pianura.

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