La rivista di viaggi, digitale e gratuita, su turismo lento e borghi
Accedi alla Community

e-borghi travel 31, Dicembre 2021: Movie map nella Bassa tra Reggio Emilia e Parma

Due territori di grande fascino, la Bassa Reggiana e la Bassa Parmense, ovvero le aree pianeggianti e preappenniniche delle province di Parma e Reggio Emilia, che hanno deciso di unire le forze per promuovere le unicità delle loro terre. Unicità fatte di sapori, di tradizioni, di cultura, di attività outdoor a contatto con la natura, ma anche – e soprattutto – di cinema: sono infatti numerosissimi i film che sono stati girati “da queste parti“, tra le sponde del Po e le campagne infinite, tra borghi preziosi e lasciti storici che parlano di epoche passate. Partiamo allora, seguendo un’ideale movie-map, che ci porterà a scoprire una manciata di comuni reggiani e parmensi e a riconoscerne gli angoli più scenografici. Non solo: tra un set e l’altro bisognerà assolutamente trovare il tempo – oltre che per assaggiare la ricca proposta dell’enogastronomia locale: non dimentichiamoci che siamo nella terra del Parmigiano Reggiano, del prosciutto di Parma e dell’aceto balsamico – per visitare anche qualcuno degli interessanti musei che punteggiano il territorio e ne raccontano gli aspetti peculiari “in presa diretta”.

A casa di Don Camillo e Peppone

Non potevamo non iniziare il nostro tour da Brescello, il set principale dell’amatissima serie di film tratti dai romanzi di Giovannino Guareschi e aventi come protagonisti gli indimenticabili Fernandel e Gino Cervi nei panni di “Don Camillo e Peppone”, il prete e il sindaco comunista in eterna lotta tra loro nel piccolo mondo della provincia italiana del Secondo Dopoguerra. Arrivando in piazza Matteotti, cuore del paese, si riconoscerà subito il municipio, la chiesa di Santa Maria Nascente – al cui interno si trova il “Cristo parlante” originale, ispirato a quello della quattrocentesca collegiata di San Bartolomeo a Busseto – i portici, i bar e sembrerà di vederli ancora lì, Don Camillo e Peppone, tra zuffe, processioni religiose, comizi e provocazioni. Se la piazza era al centro delle vicende, poco distante, in via Carducci al civico 7 si incontra la casa della famiglia Bottazzi, dal cui balcone Peppone annuncia ai compaesani la nascita “di un comunista in più”, ossia del suo ultimogenito. La stazione ferroviaria di Brescello, invece, è stata immortalata ne “Il Ritorno di Don Camillo”: è da qui che il prete parte per “l’esilio” e ritorna; ed è sempre la stazione a essere il tragico set dell’esondazione del Po – nel film compaiono immagini reali della piena del 1951, filmate dal regista stesso e dalla sua troupe –.

Tra finzione e realtà

Anche la canonica di Don Camillo – particolarmente visibile nel film “Don Camillo e l’Onorevole Peppone” – è, ça va sans dire, a Brescello, in via Costituente 13: la facciata è rimasta intatta, mentre altri dettagli (come il pollaio e i portici) sono stati costruiti dalla produzione e poi rimossi. Poco distante, in via Roma 33, si trova la scuola elementare “Telesforo Righi“ dove Peppone – segretamente aiutato da Don Camillo – sostiene l’esame per ottenere la licenza elementare e potersi candidare alla Camera dei Deputati. Spostandosi appena fuori dall’abitato, in località Ghiarole, si trova la cascina all’interno della quale i comunisti di Peppone custodivano il carrarmato tedesco – in realtà americano – oggi diventato un monumento istituzionale, al pari della locomotiva che troneggia nel parco Guareschi e che torna in più film, tutte le volte che i due protagonisti devono staccarsi dal “paesello”. Un ultimo elemento merita una menzione in questo continuo rincorrersi tra realtà e finzione a Brescello: il protiro della chiesa è stato costruito in muratura per esigenze scenografiche ma, una volta finite le riprese, è rimasto stabilmente al suo posto. Infine, anche la cappelletta Votiva oggetto di continui scontri tra le due fazioni – l’amministrazione comunista vorrebbe demolirla – non solo è riconoscibile, ma è anche la tappa di un duplice pellegrinaggio, di fedeli da una parte e di cinefili dall’altra.

I confini del “mondo piccolo”

Le vicende dei due rivali-amici di guareschiana memoria ci portano anche in altri paesi della Bassa. Qualche esempio? La famosa processione con il “Cristo Parlante” del primo film – rimasta celebre per l’invocazione di Don Camillo, “Signore trattienimi perché qui son legnate” alla vista di Peppone e dei suoi – è stata girata nel centro storico di Boretto, che compare anche con la strada sull’argine del Po, scena del famoso ritorno al paese dei due in bicicletta. Quando il curato parte e il sindaco va a salutarlo alla seconda stazione di Brescello per non essere visto, la stazione in realtà è quella di Gualtieri, risalente alla fine dell’Ottocento. È invece a Sorbolo-Mezzani la casa parrocchiale dove viveva Don Camillo durante la Seconda Guerra Mondiale e dove incontra per la prima volta il partigiano Giuseppe Bottazzi. A Poviglio, nel cuore della campagna, c’è la deliziosa e minuscola basilica dove si rifugiano Don Camillo, Peppone e i “promessi sposi” con i loro parenti per celebrare in segreto il matrimonio religioso, accettato alla fine anche dal sindaco. Si spostano infine a San Secondo Parmense le vicende di “Don Camillo e i giovani d’oggi” girato nel ’72 da Camerini con la coppia Moschin-Stander al posto di Fernandel-Cervi e a Gualtieri e Guastalla quelle del Don Camillo impersonato da Terence Hill.

Ligabue e Ligabue

Benché nato in Svizzera, il pittore Antonio Ligabue ha vissuto parte della sua travagliata vita nella Bassa Reggiana, precisamente tra i paesi di Guastalla e Gualtieri, che sono diventati poi i set privilegiati di film e documentari dedicati al pittore, insieme all’onnipresente Po – tra gli scorci maggiormente immortalati, il bellissimo palazzo Ducale di Guastalla, la barocca chiesa di Sant’Andrea e palazzo Bentivoglio a Gualtieri –. Tra i titoli più noti, “Il Paese del Sole a Picco” (1960), “Lo Specchio, la Tigre e la Pianura” (1961, vincitore del Festival di Berlino come miglior documentario), “Ligabue” (serie Tv del 1977 con Flavio Bucci, girato in parte anche nell’elegante Luzzara e sceneggiato da Cesare Zavattini, considerato il padre del Neorealismo) e il recentissimo “Volevo Nascondermi” del 2020, dove compare anche Tenuta Riviera a Novellara.

Ma c’è un altro Ligabue legato alle terre della Bassa, la rockstar Luciano: nato a Correggio, ha scelto il territorio reggiano per girare alcune scene del suo “Radiofreccia” (1998). Sono infatti riconoscibili, oltre ovviamente a diversi scorci di Correggio, il ponte ferroviario sul torrente Crostolo che collega Guastalla a Gualtieri, il viale alberato e l’austero palazzo Bentivoglio di Gualtieri e il vecchio cartello turistico di Brescello che dà il benvenuto ai turisti nel “Mondo Piccolo”.

I grandi del cinema sono passati di qua

Tantissimi sono anche i mostri sacri del cinema che hanno scelto le zone preappenniniche per girare le scene di film che poi sono diventati dei veri cult. Dal grande Luchino Visconti, che nel 1943 gira alcune sequenze di “Ossessione” nei locali dell’attuale cantiere del genio in prossimità del Po a Boretto, all’altrettanto grande Bernardo Bertolucci che con “Novecento Atto I e II” del 1976 tratteggia la storia d’Italia fino al 25 aprile 1945: Piazza Mazzini e Corso Garibaldi a Guastalla sono lo sfondo del funerale dei quattro contadini morti per mano fascista – la scena è considerata uno dei primi capolavori del Realismo italiano – ma nel film compaiono anche la stazione ferroviaria e gli interni di palazzo Ducale, così come villa Paralupi a Luzzara e Corte delle Piacentine a Busseto.

Poviglio accompagna le vicende de “I Sette Fratelli Cervi” (di Gianni Puccini, 1968), contadini antifascisti trucidati dai tedeschi a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943. Mario Monicelli sceglie invece Sorbolo-Mezzani e la sua piazza centrale per filmare alcuni spezzoni di “Alta Infedeltà” e Guastalla – il ponte stradala sul Po – per “La Mortadella”, film del 1971 con Sophia Loren e Gigi Proietti.

Pellicole d’autore

Dai mostri sacri ai grandi registi e a chi il regista lo fa “per hobby”: la movie-map della Bassa ha ancora numerosi film da esibire; noi ve ne sveliamo qualcuno, invitandovi però a visitare gli splendidi territori prestando particolare attenzione anche a scorci e dettagli: molto probabilmente riconoscerete i set ancora di qualche altro film e sceneggiato. La Reggia di Colorno compare, per esempio, in “Ostinato Destino” di Albano (1992) con Alessandro Gassman e Monica Bellucci. Novellara è la guest star di “Made in Italy” di Luciano Ligabue (2018) e con Stefano Accorsi: piazza Unità d’Italia, la Rocca del Cinquecento, il Mulino di Sotto, la casa colonica Arginone sono tra i set ricorrenti nel film. E Novellara – ancora piazza Unità d’Italia – compare anche nella prima di 12 puntate di “Viaggio nella Valle del Po. Le specialità dell’Emilia-Romagna”, reportage enogastronomico prodotto dalla Rai con la regia di Mario Soldati (1957), che mostra agli italiani un’Italia affascinante, ancora sconosciuta ai più. Reggiolo, invece – con la sua rocca medievale e le preziose chiese – è stata scelta dal regista dei registi, Federico Fellini, per girare alcune scene de “La Voce della Luna” (1990).

Andar per musei

Non solo set cinematografici, in questo splendido angolo della Penisola: sul territorio sono nati interessantissimi musei, legati a personaggi e vicende che hanno scritto la storia del tessuto urbano e rurale della Bassa e che meritano assolutamente una visita. A iniziare dal museo Il Piccolo Mondo a Roccabianca, dove nacque – per la precisione nella frazione Fontanelle – Giovannino Guareschi nel 1908. A Polesine Zibello, è l’enogastronomia del Museo del Culatello a richiedere una sosta, assieme tuttavia al Museo del Cinema, che ne racconta la storia attraverso le macchine – funzionanti – collezionate da Luciano Narducci. A Gualtieri è imperdibile il museo dedicato ad Antonio Ligabue all’interno di palazzo Bentivoglio con filmati originali, dipinti, sculture e materiali iconografici – nella stessa sede è presente anche la Donazione Tirelli-Trappeti, con magnifici abiti di scena del grande costumista Umberto Tirelli – mentre a Boretto c’è la Casa Museo Al Belvedere dedicata alla figura enigmatica e intensa di Pietro Ghizzardi, altro importante esponente dell’arte Naif. E a proposito di arte Naif, è a Luzzara lo strepitoso Museo Nazionale delle Arti Naives “Cesare Zavattini”, una collezione con oltre trecento opere tra scultura, pittura e grafica.

Torna alla versione sfogliabile con foto della rivista

TAGS :
  • #DonCamilloePeppone
  • #ReggiadiColorno
  • #bassareggianaeparmense
  • #filmgiratiinBassaParmense
  • #filmgiratiinBassaReggiana
  • #pittore
  • #pittoreantonioligabue
  • #romanzidiGiovanninoGuareschi
  • #setcinematograficiemilia
  • #terradelParmigianoReggiano

Sommario

cos'altro vuoi scoprire?
e-borghi 2019-2023 Tutti i diritti riservati • 3S Comunicazione - P. IVA 08058230965
Via Achille Grandi 46, 20017, Rho (Milano) | 02 92893360