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e-borghi travel 36, Giugno 2022: Oltreconfine: Paesaggi, cartoline dal mondo

La forza emotiva di un bel paesaggio ha pochi eguali: anche la persona più insensibile non può fare a meno di fermarsi davanti a un panorama scenografico e lasciarsi affascinare, anche solo per un fuggevole istante. E se il concetto di bellezza è soggettivo, ci sono realtà che sono oggettivamente in grado di smuovere gli animi, calmare i pensieri, predisporre alla serenità e al buonumore. Il mare è forse il protagonista di moltissimi panorami “da cartolina”, agognato simbolo di relax e vacanza, con le sue infinite gradazioni liquide, che il sole fa virare con il passare delle ore. Ma anche montagne innevate, deserti infiniti, borghi raccolti come presepi, campagne che hanno il sapore del tempo passato: la grande magia della Terra è proprio l’incredibile varietà di paesaggi che è in grado di regalarci, sempre mutevoli e mai uguali ma capaci di imprimersi nella memoria in maniera indelebile. Lasciando da parte i contesti naturalistici più famosi e noti, ecco tre cartoline dal mondo, tre paesaggi nei quali l’opera dell’uomo si è integrata alla perfezione con la natura, creando altrettanti gioielli, preziosi e unici.

Bora Bora: tra mare e tradizioni

Bora Bora: il nome da solo evoca quel paradiso terrestre incontaminato che è la Polinesia, atolli di sabbia candida e soffice come borotalco, lambiti da un mare turchese che più turchese non si può e, appena sotto la superficie acquea, una delle barriere coralline più belle e popolate del mondo. E se la natura è la guest star “da queste parti”, tuttavia merita una visita anche il pittoresco agglomerato di Vaitape, il centro abitato più grande dell’isola, incastonato tra verdissimi rilievi montuosi di origine vulcanica. Si tratta di una manciata di casette basse dal tetto spiovente, sulle quali svetta il curioso campanile della chiesa evangelica, sormontato da un rosso tetto ottagonale a punta: il momento migliore per visitarlo è sicuramente in occasione della Messa domenicale, quando le donne mantengono ancora viva l’usanza di indossare splendidi e variopinti cappelli a tesa larga, ornati di fiocchi e passamanerie. Passeggiando tra le viette di Vaitape, si incontreranno poi anche la chiesetta di Saint-Pierre Celestine, dalle colorate vetrate moderne, e alcune gallerie d’arte – sia di artisti locali sia di expat – che meritano assolutamente una visita per la freschezza e l’originalità delle opere esposte.

Tataouine: sul set di Guerre Stellari

Il nostro tour a caccia di paesaggi indimenticabili ci porta addirittura su un altro pianeta, a Tatooine, il desertico pianeta natale di Anakin Skywalker, il protagonista della saga di “Guerre stellari”. A differenza delle altre location scelte dal registra George Lucas, che nei film cambiano completamente nome, nel caso di Tatooine il rimando a Tataouine è immediato, così come chiunque visiti l’affascinante villaggio berbero alle porte del Sahara tunisino riconoscerà subito scorci, dettagli e architetture immortalate nelle celebri pellicole. A iniziare dagli scenografici ksour, gli antichi granai-abitazioni fortificati, cinti da mura e costruiti in terra color ocra e fango essiccato, con piccoli vani posti l’uno sopra l’altro su più piani accessibili tramite ripide scale. Tra i più belli c’è sicuramente lo ksar (il singolare di ksour) di Ouled Sultane, risalente al XV secolo e perfettamente conservato, con le bellissime volte a botte e l’affascinante colpo d’occhio della facciata. Una curiosità: la parola ksar deriva dall’arabo quasr (castello, villaggio fortificato), che a sua volta deriva direttamente dal latino castrum.

Berat: Unesco in stile ottomano

Torniamo sul pianeta terra, in Albania per la precisione, per perderci tra gli strettissimi vicoli di Berat, “la città dalle mille finestre”. Arrivando in questo pittoresco paese adagiato sulle due sponde del fiume Osum, nel sud del Paese, appare subito chiaro il motivo del suo soprannome: le due rive collinari del corso d’acqua sono letteralmente ricoperte da splendide case ottomane, dai muri in candida calce e, appunto, dalle innumerevoli finestre, che formano un tessuto urbano regolare e omogeneo di rara bellezza, costruite come sono, sui diversi livelli del pendio. A rendere il paesaggio ancora più affascinante, ci pensano i resti del castello, che sormontano l’abitato quasi come una corona dall’alto di un impervio sperone roccioso. Benché il borgo, protetto dall’Unesco, da solo valga il viaggio, c’è un altro motivo per il quale vale la pena fermarsi a Berat – ma vietato a chi soffre di claustrofobia –: è possibile salire sullo stretto minareto dell’antica moschea del Re, 94 gradini per poi affacciarsi da un angusto terrazzino dal basso parapetto: la fatica e le vertigini sono ripagate dalla splendida vista sull’abitato.

Di Simona PK Daviddi

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