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e-borghi travel 38, Agosto-Settembre 2022: Castelrotto, bellezza ladina

È gemma circondata da pietre preziose color dolomite, Castelrotto, con l’Alpe di Siusi a far da eterna corona alle case, alle malghe e al campanile del borgo antico. Abbiamo scritto Castelrotto, ma forse sarebbe più giusto chiamarlo Ciastel, come vuole quella lingua ladina che qui è ancora - e sempre - di casa, avendo trovato riparo dall’oblio tra queste vette immortali. Il comune altoatesino è infatti costituito da un borgo principale e da 11 frazioni, tre delle quali - Bulla, Roncadizza, Oltretorrente - abitate da cittadini di madrelingua ladina. E dal ladino al latino, Castelrotto trova origine nell’antico nome di Castellum Ruptum, che già mille anni fa ne indicava la fortezza diroccata di cui ancor oggi si vedono i resti, presso la cappella sul monte Kofel. Il paese mostra ancora oggi una pianta medievale, con la piazza centrale intorno alla quale si è via via insediata la popolazione, tra edifici in legno e case signorili.

Tra i masi e il campanile

Il centro del borgo, che dal 2017 è uno dei “più belli d’Italia”, giustappone con grazia il sacro e il profano. Notevole l’ottocentesca chiesa dei Santi Pietro e Paolo, specie per il suo bellissimo campanile, che con le sue 298 scale di legno e un’altezza di 82 metri è il terzo più alto dell’Alto Adige. È invece laica villa Felseck, suggestiva per il suo mescolio di art-nouveau e neobarocco e per le decorazioni che mettono insieme vita contadina e scene della Bibbia. Uscendo dal borgo, ci si imbatte invece nei masi contadini - alcuni del XIII secolo – suddivisi tradizionalmente tra casa e stalla-fienile. Gli appartamenti sono collocati al primo piano, mentre la camera più accogliente è la “stube”, arredata con stufa a legna, una panca e una croce nell’angolo. Celebre, tra tutti gli edifici della zona, anche la Malga Marinzen, situata sull’Altopiano dello Sciliar a 1.500 metri, raggiungibile in pochi minuti con la seggiovia.

Un borgo per tutte le stagioni

Castelrotto ha due volti, secondo la stagione. In inverno si veste di neve, con sentieri escursionistici, sessanta chilometri di piste da sci, ottanta chilometri di tracciati da fondo, uno snowpark e piste naturali da slittino. Imperdibili, a dicembre, il mercatino di Natale e il concerto dei Kastelruther Spatzen, così come – a gennaio – il tradizionale matrimonio contadino. Si fa tardi in occasione della discesa in slittino al chiaro di luna, mentre a fine gennaio sull’Alpe di Siusi risuona il segnale di partenza della maratona di fondo “Moonlight Classic”, alla luce delle fiaccole. In estate, Castelrotto significa invece prati in fiore, cielo azzurro, sole e profumi di fieno e conifere. Una stagione in cui dedicarsi all’attività fisica, concedersi una sosta davanti a un rifugio, farsi cullare dai campanacci delle mucche o ammirare le pareti calcaree delle cime dolomitiche. Si può camminare nel Parco Naturale Sciliar-Catinaccio, costeggiare cascate e formazioni rocciose e scoprire, insieme ai bambini, le località mistiche intorno a Castelrotto: le Panche delle Streghe sulla Bullaccia, la Veduta del Re nel bosco di Laranza e i lariceti sull’Alpe di Marinzen.

La tavola: il re è lo speck

In quest’incantevole natura si fondono due culture gastronomiche: quella tirolese e quella mediterranea. Alla base di tutto c’è naturalmente lo speck, il salume di maiale affumicato a freddo che è il re indiscusso della “Marende”, la merenda altoatesina, servito con i Kaminwurzen, salamini dal forte sapore di affumicato, formaggi di malga e cetriolini, accompagnati dal tipico pane nero casereccio e “bagnati” da vino o birra. Tra i primi piatti non possono mancare i canederli - allo speck, al formaggio e in altre numerose varianti - gli Schlutzkrapfen - mezzelune di pasta fresca ripiene di ricotta e spinaci - e gli Spätzle, degli gnocchetti di farina e uova, con o senza spinaci. Molto famose sono anche alcune zuppe, come quella d’orzo e quella di gulasch, e i maccheroni alla pastora, una pasta con salsiccia, funghi, prosciutto cotto, piselli, panna e pomodoro. I würstel sono il secondo piatto tipico per eccellenza, così come il gulasch di manzo e le costolette di maiale.

Di Gianluca Miserendino

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