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e-borghi travel 38, Agosto-Settembre 2022: A Bova si parla il griko antico

Bova, terrazza sul Mediterraneo: Bova è uno splendido balcone panoramico a pochi chilometri da Reggio Calabria. Una terrazza da cui con un solo sguardo si possono abbracciare le cime impervie dell’Aspromonte e il turchese mozzafiato del Mare Ionio. Uno straordinario punto d’osservazione nel Mediterraneo. Ma anche, da sempre, un punto di incontro - e scontro - tra culture e popolazioni diverse. Qui vissero, infatti, Enotri, Romani, Bizantini, Normanni e, oltre duemila anni fa, gli antichi Greci che proprio in Calabria fondarono le loro prime colonie lasciando un’impronta profonda in quel territorio conosciuto come Calabria grecanica e che aveva come fulcro Bova. Qui fino alla seconda metà del secolo scorso si parlava quasi esclusivamente la lingua “grika”, un mix di greco antico e dialetto calabrese oggi noto solo agli anziani. Una koinè unica al mondo che riaffiora in molti aspetti della vita quotidiana: dalle indicazioni stradali tuttora bilingui, ai termini della gastronomia locale che, come nel caso della famosa “lestopitta” - una frittella fritta di farina e acqua -, ha evidenti derivazioni elleniche.

Tra leggenda e storia

Leggenda vuole che Bova sia stata fondata da una regina greca, Oichista, che, sbarcata sulla costa, volle erigere la sua città in un posto sicuro lontano dal mare. A ottocento metri d’altezza, tra rocce e versanti inaccessibili, costruì così quel castello di cui restano ancora oggi delle tracce di epoca normanna, mentre in cima alla rupe fece scolpire l’orma del suo piede, tuttora visibile sul punto più alto sovrastante il borgo. Al di là del mito, testimonianze archeologiche rinvenute in prossimità del castrum confermano che il sito fu abitato fin dalla preistoria, anche se verosimilmente è dopo il VI secolo d.C. che l’area fu scelta come rifugio dagli abitanti della costa vessati dalle incursioni dei Longobardi prima e dei Saraceni dopo. Per secoli centro economico e culturale della Calabria grecanica, detta non a caso anche Bovesìa, Bova è oggi un borgo incantevole dove il tempo sembra essersi fermato e che, grazie alla sua storia unica, sta conoscendo un vero e proprio rinascimento turistico e culturale.

Alla scoperta del centro storico

A Bova la linea ferroviaria non è mai arrivata. Eppure uno dei monumenti simbolo di questo borgo è una locomotiva Ansaldo Breda del 1911, che ormai da 35 anni campeggia in piazza Ferrovieri d’Italia come simbolo imponente dell’emigrazione che spopolò per decenni questo territorio. Oggi è il punto ideale da cui partire alla scoperta delle sue stradine strette e ripide e dei suoi palazzi gentilizi in pietra e mattoni arricchiti da cornici preziose e monumentali portali d’ingresso. Tra questi spiccano il settecentesco palazzo dei Nesci Sant’Agata e, più in là, il municipio, costruito nei primi del Novecento sulle fondamenta di palazzo Marzano, del quale rimane solo l’adiacente cappella di famiglia, oggi adibita a ufficio turistico. Tra gli edifici religiosi, si distingue, invece, il santuario di San Leo, patrono del borgo, le cui reliquie sono custodite all’interno, in un’urna d’argento, e la cattedrale di Santa Maria dell’Isodia, che si trova alle pendici del castello, vicino alla celebre balconata di Bova, straordinario punto panoramico dal quale è possibile ammirare il paesaggio collinare che scende fino al Mare Ionio.

I musei da non perdere

I musei interessanti, custodi delle testimonianze più preziose del passato, non si trovano solo nelle grandi città. Ne è un esempio Bova che, pur essendo un borgo di appena quattrocento abitanti, annovera splendidi siti museali. Uno di questi è il “Sentiero della civiltà contadina”, un museo a cielo aperto che in epoca recente ha portato tra i vicoli dell’abitato i principali strumenti di lavoro della cultura contadina: macine di mulino, torchi e presse di frantoio, abbeveratoi per animali, palmenti per pigiare l’uva, torchi per estrarre l’essenza di bergamotto e molti altri oggetti appartenenti alla civiltà agricola. Ma il borgo ospita almeno altri due siti da non perdere: il “Museo della Lingua Grecanica” dedicato a Gerhard Rohlfs, il famoso linguista tedesco che fece conoscere al mondo la parlata misteriosa dei borghi calabresi e le cui foto ricordo in bianco e nero si possono ancora vedere in molte case di Bova. Infine il “Museo Civico di Paleontologia e Scienze Naturali dell’Aspromonte”, con la sua straordinaria collezione di circa 15mila reperti fossili provenienti da tutta la Calabria.

Di Amina D’Addario

 

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