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e-borghi travel 39, Ottobre 2022: Civitella del Tronto, icona di resistenza

Un su e giù tra i paesaggi abruzzesi, uno scenario che non sarebbe esagerato definire come “montagne russe naturali” nel cuore della Val Vibrata, in provincia di Teramo. È su un dislivello di quasi 1.700 metri che si disegna il profilo di Civitella del Tronto, un borgo che sorge su una rupe rocciosa dove in cima domina una fortezza di epoca borbonica. La storia di questo luogo si perde nel tempo: secondo quanto si narra, questo villaggio nasce sull’antica Beregra ma la prima testimonianza certa porta come data il 1001, nella quale si menziona col nome di Tibitella. Tante le vicissitudini che si sono susseguite nei secoli, e cruciale è il capitolo relativo al Risorgimento quando le truppe di re Vittorio Emanuele II accerchiarono Civitella del Tronto, sconfiggendo i Borboni dopo duecento giorni di lotta. Fu l’ultima roccaforte del Regno delle Due Sicilie, caduta il 20 marzo 1861 a tre giorni dall’Unità d’Italia. Ed è proprio la fortezza a essere un simbolo di memoria artistica, ingegneristica e militare.

Lì dove si è fatta la storia

Potrebbe sembrare una roccaforte come tante, eppure quest’opera fortificata è un vero e proprio libro di storia. Costruita per difendere il territorio, è un esempio di imponente architettura militare, forse il più importante di tutto il centro-sud Italia tanto da essersi conquistato un posto tra i monumenti più celebri d’Abruzzo con decine di migliaia di visitatori l’anno. Il sito si estende su un’area di 25mila metri quadrati, la struttura ha una larghezza media di 45 metri e una lunghezza di circa cinquecento, ed è curiosamente gemellato con un’altra fortezza di simile dimensione, ossia quella di Hohensalzburg a Salisburgo. Il passato di questa rocca conta numerosi interventi di potenziamento e ampliamento. La sua edificazione originaria risale al Medioevo ma è sotto gli Aragonesi nel XV secolo che vi si conferì l’aspetto di una cittadella fortificata del primo Rinascimento, lo stesso che le venne dato in seguito al restauro del 1820 dopo i danni causati dall’esercito francese di Napoleone.

Una nuova vita

Una prova di forza, un’icona di resistenza. È questo che racconta questa fortezza, una delle più straordinarie opere d’ingegneria militare d’Europa. L’ultimo assedio, quello tra il 1860 e il 1861, chiuse l’epoca del suo ruolo di presidio trascinandola verso un progressivo abbandono. Fu soltanto tra gli anni Settanta e Ottanta del XX secolo che si decise di procedere a un recupero dell’intero feudo in cui è tuttora tangibile ed evidente la sua anima rinascimentale. Una nuova vita, dunque, quella che oggi tutti possono ammirare. In una passeggiata all’interno della cittadella di Civitella del Tronto, da non perdere è la piazza del Cavaliere, la prima piazza d’armi che si incontra dopo l’ingresso, spesso teatro di eventi e manifestazioni. A seguire, la piazza d’Armi - quella dove quotidianamente avveniva l’alzabandiera - e la Grande Piazza che ospita la chiesa di San Giacomo e il palazzo del Governatore. Fu tra le sue stanze che dimorò per pochi anni il noto patriota italiano Carlo Pisacane.

Vivere il borgo

Civitella del Tronto è un borgo dalle mille sorprese. Il colore del travertino dipinge d’oro case, chiese e palazzi e si pone a contrasto con l’animo severo del forte. Quando scende la sera, con i bagliori del tramonto, emerge uno spirito dall’eco spagnola che D’Annunzio diceva che «avvinazza la Majella». Uno dei maggiori punti d’interesse è il Museo delle Armi e delle Mappe Antiche, nelle cui sale espositive è possibile scoprire armi e oggetti legati al forte. In un itinerario ideale non possono poi mancare il monumento neoclassico celebrativo di Matteo Wade, il condottiero irlandese che difese la città durante l’attacco del 1806; la collegiata di San Lorenzo di fine Cinquecento, la chiesa di Santa Maria degli Angeli del XIV secolo, e infine il palazzo del Capitano sul quale spicca lo stemma degli Angiò. Se si desidera un contatto con la natura, appena fuori Civitella del Tronto ci si ritrova nel Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga, meta di straordinaria bellezza ricca di sentieri escursionistici.

Di Gaia Guarino

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