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e-borghi travel 39, Ottobre 2022: Valsusa, vigne tra le Alpi

È la valle che dalla grande Torino porta verso la Francia. Bagnata dalla Dora Riparia, si divide tra le Alpi Cozie e le Alpi Graie, ed è dominata dalla sagoma inconfondibile, e ben visibile da gran parte del Piemonte, del Monte Rocciamelone. Lunga ottanta chilometri, conta oltre 90mila abitanti ed è la valle piemontese più popolata. Tra versanti boscosi e zone panoramiche, fortificazioni d’alta quota, laghi alpini e storiche vie di pellegrinaggio, alterna le ampie zone naturali, coperte di boschi e pascoli, ai tanti borghi storici, alle rocche e ai castelli. Simbolo indiscusso della valle è la sacra di San Michele, straordinario complesso architettonico religioso arroccato sul Monte Pirchiriano all’ingresso della valle per chi giunga da Torino, che domina tutta la bassa valle e i Laghi di Avigliana, mentre cuore della val Susa è la città dalla quale prende il nome. La val Susa è una terra di storia e tesori naturali, beni architettonici, delizie gastronomiche ma anche grandi vini, prodotti dai numerosi vitigni storici che popolano la valle, espressioni di una cultura secolare.

Viti storiche

Non ci sono solo la storia, la cultura, i borghi, le montagne e le tradizioni a comporre il singolare e variegato mosaico di questa zona unica e densa di significati del Piemonte. La val Susa è anche vini storici e vitigni. Fin dal 739 d.C, nel “Testamento di Abbone”, si parla della viticoltura in valle, anche citata in una Bolla papale, firmata da Innocenzo II, del 1216 d.C. Una viticoltura che non può non essere definita “eroica”, viste le condizioni ambientali del territorio montano e le tante vicissitudini che hanno segnato la storia della valle. Caratterizzata da un fondovalle verdeggiante circondato da alte cime per parte dell’anno innevate, presenta zone vitate sparse in tutto il suo territorio, un patrimonio di grande valore culturale tutelato da un Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione dei vini Doc della Valsusa, Denominazione di Origine Controllata approvata nell’ottobre del 1997. Vini rossi e bianchi, orgoglio di un territorio che affianca al ricco patrimonio culturale e paesaggistico le sue eccellenze enologiche. E’ dal 1997 che la Valsusa ha la sua Doc.

Valsusa Doc

Intenso, caratteristico e vinoso, con evidenti note fruttate, dal sapore asciutto, armonico, acidulo e moderatamente tannico, con, talvolta, un lieve sentore di legno. Il vino Valsusa Doc è tutto questo. Prodotto in 19 comuni nella zona compresa tra Almese ed Exilles, per un consorzio al quale aderiscono 12 aziende, il Valsusa Doc viene prodotto in circa 50mila bottiglie all’anno, commercializzato in valle, presso le aziende produttrici, sui mercati di Torino e della provincia, ma anche destinato per il mercato estero. Prodotto nelle tipologie rosso e rosso novello, il Valsusa Doc è ottenuto con un minimo di 60% di varietà autoctone piemontesi come Dolcetto, Barbera, Neretta Cuneese e l’autoctono della Valsusa Avanà.

Baratuciat e Bequet

Tra i vitigni storici della val Susa c’è il Baratuciat, che produce uva a bacca bianca. Recentemente riscoperto e valorizzato, ha rischiato l’estinzione. Coltivato nei comuni di Almese e Chiomonte, dove le aziende locali producono alcuni vini bianchi a base di Baratuciat, pare fosse coltivato in passato anche nella zona di Villarbasse. Tra i vini ricavati da questo storico vitigno ci sono il bianco in purezza, lo spumante secco metodo classico, e il passito. Altro vitigno storico della val Susa è il Bequet, coltivato assieme all’Avanà talvolta anche sopra i mille metri, dove le viti crescono tra rocce e muretti in pietra e terrazzamenti, in un territorio dove i terreni sono aspri e troppo ripidi. Raramente vinificato, il Bequet è utilizzato come miglioratore nei tagli con altri vitigni nella produzione della Doc Valsusa, ai quali conferisce corpo, struttura e colore.

Vino del ghiaccio

Tra le eccellenze enologiche della val Susa e tra i vini più singolari del Piemonte, il vino del Ghiaccio di Chiomonte, chiamato in inglese “Ice wine”, è un vino dolce prodotto da uve che sono ghiacciate sulla vite. E’ durante le fredde notti d’inverno che i vendemmiatori tagliano a mano i grappoli gelati. Gli acini vengono poi pressati a una temperatura di circa -8 gradi; la parte acquosa del frutto, costituitasi in cristalli, viene scartata, consentendo di ottenere solo qualche pregiatissima goccia di succo. Primo Vino del Ghiaccio del mondo a bacca rossa, presenta un mosto molto zuccherino che dà un vino particolarmente prezioso.

Arte e spiritualità

Domina la bassa val di Susa e accoglie i visitatori provenienti dalla grande Torino. Monumento simbolo della regione, la sacra di San Michele affonda le sue origini tra il 983 e il 987, quando fu costruita sulla cima del Monte Pirchiriano. Straordinario è il panorama che si gode dalla sacra, vista che abbraccia parte dell’arco alpino, la val Susa, Torino e gran parte del Piemonte. Tappa imperdibile per chi voglia conoscere il patrimonio architettonico della regione, è tappa di una strada di pellegrinaggio lunga oltre 2mila chilometri che unisce Mont-Saint-Michel in terra di Francia, a Monte Sant’Angelo in Puglia. Un edificio che evoca da sempre bellezza, fascino e mistero, luogo dalla profonda carica spirituale, custodito dai monaci Benedettini e poi affidato, nel 1837, ai padri Rosminiani, luogo d’ispirazione dello scrittore Umberto Eco per il romanzo “Il nome della Rosa”, divenuto un best-seller. Il sepolcro dei monaci, lo scalone dei morti, le foresterie, la biblioteca, la chiesa, le preziose opere pittoriche e le antiche sale di casa Savoia sono solo una parte del ricco patrimonio storico e architettonico che custodisce l’abbazia, luogo unico dove arte, storia, cultura e spiritualità s’incontrano e si raccontano. Anche il Monte Pirchiriano e le zone limitrofe sono terre da viticoltura eroica, zone storiche di viticoltura, oggi sempre più valorizzate dalla valle, aree che dal monte che ospita l’abbazia si estendevano nelle zone di importanti centri come Giaveno, Rivoli, Condove e Alpignano.

Acque limpide

Una natura unica e preziosa a due passi da Torino e all’ombra delle alte montagne. Con i suoi quattrocento ettari, il Parco Naturale di Avigliana è caratterizzato da un ricco e variegato ecosistema che ai due specchi d’acqua unisce il bellissimo anfiteatro collinare che li abbraccia, e la zona paludosa dei Mareschi. Meta di turisti tutto l’anno, i due laghi all’imbocco della val Susa regalano scenari paesaggistici di rara bellezza: il Lago Grande è balneabile ed è lo specchio d’acqua più pulito del Piemonte e tra i più puliti d’Italia, ideale per passeggiate e per gli sport d’acqua, tra cui sci nautico, barca a vela, kayak e canoa e immersioni per l’esplorazione dei suoi fondali. Anche il Lago Piccolo regala scenari paesaggistici da apprezzare in rilassanti passeggiate. Particolarmente ricco è poi il patrimonio faunistico della zona, con numerose specie di uccelli come gli aironi cenerini, le folaghe, i germani reali, gli svassi e le gallinelle d’acqua, e specie ittiche tra cui persici trota, tinche, scardole, pesci gatto, carpe e persici reali.

Di Luca Sartori

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