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e-borghi travel 41, Dicembre 2022: La magia delle fiabe di Sant’Angelo di Roccalvecce

“C’era una volta…”, la magia delle fiabe di Sant’Angelo di Roccalvecce: Si dice che l’infanzia finisca quando si smette di credere nei sogni. E si sa, i nostri desideri e le nostre aspettative nascono non di rado da storie fantastiche, da quelle fiabe con le quali siamo cresciuti e da cui abbiamo appreso che il lieto fine possa esistere anche nella realtà. E allora, lunga vita alla magia. Sarebbe bello potersi tuffare dentro un libro e vivere favolose avventure tra castelli, streghe e matrigne, re e principesse, fate turchine e draghi sputafuoco... L’immaginazione è fervida, e impegnandosi un po’ basta chiudere gli occhi e riaprirli nel posto giusto. Dove? A Sant’Angelo di Roccalvecce, in provincia di Viterbo. Siamo nel cuore della Tuscia, a meno di due ore da Roma, totalmente immersi in un borgo che ha dell’incredibile. Lo chiamano il “Paese delle fiabe” e in effetti non esiste migliore appellativo. Lo si capisce fin dal primo istante, quando una volta giunti a destinazione ci si imbatte nei coloratissimi murales che riempiono le vie di un’atmosfera unica nel suo genere.

C’era una volta… il progetto delle fiabe in strada

Passeggiando per Sant’Angelo di Roccalvecce potrebbe capitare di finire improvvisamente nel Paese delle Meraviglie e, sorpresi proprio come la piccola Alice, inciampare nel Cappellaio Matto o nel frettoloso Bianconiglio. Attenzione al sorriso dello Stregatto, dicono sia ammaliante. Tutto d’un tratto, non è escluso che compaiano Pinocchio, Biancaneve e, magari ancora assonnata, perfino la Bella addormentata nel bosco. Non è frutto della fantasia, bensì di un’idea sbocciata nel 2016 dall’ingegno di Gianluca Chiovelli, cittadino di questo borgo del Lazio, fondatore dell’Acas (Associazione Culturale Arte e Spettacolo). Lo scopo dell’associazione è stato fin da subito quello di riqualificare il paese sotto il profilo ambientale ma anche culturale e sociale dando così nuova dignità al territorio. Il degrado è stato spazzato via con un colpo di bacchetta magica lasciando spazio alla creatività e a quella bellezza capace di catturare lo sguardo dei visitatori di ogni età.

Vivere in una fiaba

Il progetto “Sant’Angelo il Paese delle Fiabe” è stato avviato ufficialmente sul finire del 2017. La scelta di questo tema non è stata casuale: le fiabe, infatti, sono un patrimonio universale, hanno un linguaggio immediato e condiviso da adulti e bambini, viaggiano libere per il mondo e sopravvivono al passare del tempo. Gli artisti coinvolti, partendo da una selezione di racconti proposta da Acas, ne hanno reinterpretato il contenuto colorando gli edifici del borgo. Quello che si può ammirare oggi è un museo a cielo aperto che ha dato una frizzante personalità a questa meta fino a pochi anni fa pressoché sconosciuta. Numerosi street artist hanno fatto esplodere il proprio talento senza trascurare alcun dettaglio, persino le cassette delle lettere sulle facciate delle case sono diventate parte di questi meravigliosi murales. L’itinerario artistico è inoltre arricchito anche da sculture, mosaici e installazioni, il tutto con un’anima che mescola le tradizioni locali con l’incanto di miti e leggende.

Il “Sentiero dei castelli e delle fiabe”

Dopo aver visitato il borgo ci si può spingere oltre e scoprire quanto abbia da offrire la Tuscia. Uno dei percorsi più apprezzati è il “Sentiero dei castelli e delle fiabe”, un itinerario di 5,2 chilometri che da Sant’Angelo di Roccalvecce conduce al borgo fantasma di Celleno. Si parla di un tracciato escursionistico panoramico che consente di addentrarsi tra i paesaggi del viterbese, nei misteri e nelle curiosità della storia incrociando alcune diramazioni che, dirigendosi verso altri comuni della zona, permettono di raggiungere siti archeologici dall’antico sapore etrusco. In aggiunta a questo sentiero, usando Sant’Angelo come base, si possono mettere in programma una serie di attività per approfondire la conoscenza del territorio. Durante il proprio soggiorno si può pianificare una tappa a Viterbo, a Civita di Bagnoregio o al Lago di Bolsena, o arrivare fino ai comuni di Pitigliano - noto come “la piccola Gerusalemme” -, della medievale Sovana nonché della pittoresca Tuscania.

di Gaia Guarino

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